martedì 31 marzo 2009

Conversazioni con Daniel Adami, il Cercavite. #9/1. Felipe e gli interessi creati.

Conversazione del 02.03.2009.
Vicolo Borgo Tascherio. Ore 22.00.

D – ...tornando al discorso de quello che tu me hai chiesto, “Felipe e gli interessi creati”.
G – Ecco, che tema è? Come potevi pensare che qualcuno potesse votare, a parte me, un tema del genere?
D – Allora era una cosa che nessuno... forse solo te, in un certo modo, sapevi. Io l'ho messo un po' lì perché volevo vedere se destava un po' di curiosità il fatto di non capire di cosa si stava parlando. Evidentemente io ho sbagliato l'approccio, o magari ho rischiato un po' troppo, era un tema che non aveva nessun altro contesto da cui attaccarsi. Eh... Felipe è una persona molto particolare, è stata la persona con cui, fino ai vent'anni, prima di arrivare qui in Italia, ho avuto più esperienze, è il mio amico con cui ho fatto tutte le cose che si potevano fare, è un'amicizia che va dai 4 anni fino a oggi, è stata la mia compagnia storica con cui ho condiviso delle cose che... cioè, non viene il caso neanche a raccontare, insomma, è stata la persona che mi è stata a fianco per più tempo e con cui ho vissuto una fetta della mia vita molto importante. Lui è per me una persona che ha una speciale non paragonabile a niente. Tra le tante cose che abbiamo vissuto insieme, io e lui abbiamo vissuto nello stesso quartiere durante tantissimi anni e, per andare a più posti, per andare a scuola, per andare al centro commerciale, andare da casa sua a casa mia, passavamo sempre di fianco a una casa che era in costruzione – questa casa è stata in costruzione durante una ventina o più anni – in cui c'è stata una persona che in un determinato momento – non sappiamo quale – in un muro di questa casa ha scritto una frase in cui, tradotta in italiano, c'era scritto: “gli interessi creati”. Per noi, in quell'epoca in cui abbiamo vissuto diverse esperienze, abbiamo cresciuto a livello personale, ci siamo fatti un'idea di quello che erano le nostre ideologie sia politiche, e musicali, e filosofie di vita, abbiamo trovato sempre molto interessante questa frase, perché è una frase che può sembrare anche anonima...
G – Com'è in spagnolo?
D – Los intereses creados... ed è una frase che non dice, ma allo stesso tempo dice tantissime cose. “Gli interessi creati”, soffermiamoci su questa frase qua. Non sappiamo nemmeno chi l'abbia scritto, se l'abbia scritto un barbone, una persona letterata, una persona con una certa cultura, non sappiamo assolutamente chi l'abbia scritta, però è una frase che comunque, quando tu la leggi, ti fa riflettere. Perché tu dici “gli interessi creati”, e se tu ti metti a pensare quanti sono gli interessi creati, da quando è stata scritta quella frase lì, che potrebbero essere vent'anni fa, a questa parte, c'è un'ampia gamma di cose che potrebbero esser ricoperte da questa frase che è una roba sconvolgente, cioè una cosa che comunque ti fa riflettere tanto. “Gli interessi creati”, quali possono essere gli interessi creati? E io tento di riportare questa frase, che ti può portare a più vie, nella maniera più sempice. Io tento di fare come se fa in matematica: fare una frazione, comunque tu vai a eliminare, no? Cioè hai 4/4, che potrebbe essere uguale a 2/2, potrebbe essere uguale a 1, che vuol dire uno, ok? Cioè se tu vuoi fare questa frazione e la porti alla minima espressione, la minima espressione vuol dire che gli interessi creati sono tutte le cose che ci mettono davanti agli occhi che non fanno altra cosa che distoglierci lo sguardo da tutte le cose importanti. Sono tutte le le cose che vanno a bloccarti certi meccanismi che tu mentalmente potresti avevre per vedere le cose in maniera più chiara. Sono delle cose che te vengono imposte per farti vivere una realtà diversa da quella che vivresti in modo naturale. Vai a vivere in una maniera alienata. Ti mettono certe cose che per te diventano più importanti di altre, ma solo per il fatto che te le mettono davanti agli occhi, e tu non riesci a vedere l'orizzonte al di là di quello, tu vedi soltanto quello che te mettono davanti. Ma se tu chiudi gli occhi, e tenti di guardare quello che c'è dietro, ce la puoi fare a guardare quello che c'è dietro, però devi utilizzare la tua immaginazione. Però è molto più semplice se tu mantieni gli occhi aperti e guardi solo quello che te mettono davanti. E questo, se tu lo metti in questo tipo di espressione, diventa un pensiero sconvolgente, una cosa che, veramente, se ci pensi, è un pensiero agghiacciante, per certi punti di vista. E io, sinceramente, non ho avuto l'opportunità di fare quello che avrei voluto fare, e quindi di aver fondato un gruppo, con Felipe, in cui lui suonava la batteria e io suonassi il basso, e ci fosse un'altra persona che suonasse la chitarra, e non so se ci fosse qualcun'altro, però in cui noi eravamo la base, batteria e basso, batteria e basso che sono la base di tutto... e chiamare il gruppo “Gli interessi creati”. E secondo me sarebbe stata una cosa che a livello personale mi avrebbe dato tantissimo perché avrei vissuto una parte della mia vita con una persona che ritengo estremamente importante creando un gruppo, che è una cosa che abbiamo sempre sognato, e dandogli un nome che, in certa maniera, a livello metaforico, richiama un po' quello che noi pensavamo, per quella che era la nostra cultura. Sarebbe stata una cosa che, in certa maniera, mi avrebbe cambiato la vita. E io questa cosa non son riuscito a viverla, però è una cosa che comunque a livello mentale me la tengo, perché mi dà forza il fatto di sapere che se io avessi fondato un gruppo con lui, e ci fosse stato questo nome, il nome del gruppo, noi avremmo sviluppato delle cose che ci avrebbero reso... non so, ci avrebbero dato qualcosa in più, ci avrebbero dato una forza, un qualcosa che ce l'abbiamo dentro, ma non siamo riusciti a tirar fuori. Questa cosa mi ha sempre incuriosito e non è stata possibile, però è un pensiero che comunque io me lo tengo stretto, nonostante non ci sia la possibilità. Me lo tengo stretto perché mi dà forza. Perché mi fa credere che si può fare di più. Si può fare di più, si può fare, si può... Io adesso credo, dopo questo, che ci possa essere la possibilità di fare un altro gruppo, con altre persone, che ho conosciuto in un percorso diverso della mia vita, e piuttosto di chiamarlo, a quel gruppo, “Gli interessi creati”, a me quel gruppo lì - cioè, ho tentato de sviluppar l'idea - mi piacerebbe chiamarlo “I salmoni”. Perché “i salmoni”? Perché i salmoni sono dei pesci che quando devono riprodursi o fare la parte più importante della loro vita devono fare tutto in salita. Devono prendere il fiume e farlo tutto in salita, sia per riprodursi, che per vivere la parte più importante della loro vita. E io mi ritrovo un po' in questi panni, io sono una persona che se non vado incontro alle correnti, se non vado incontro a tutto, se non spendo più degli altri, per godermi di più le cose che me vengono concesse, io non sono contento. Io sono una persona che voglio sempre di più, voglio spendere sempre di più. E secondo me questa cosa qua è lo sviluppo di quello che c'era prima, con Felipe e gli interessi creati. Non so chi abbia colto il messaggio che ho tentato di mettere però è una cosa che mi sta molto a cuore.

martedì 3 marzo 2009

Conversazioni con Daniel Adami, il Cercavite. #8/2. "E poi taci tu, che vieni senza sborare".

Conversazione del 06.01.2009.
"Le donne vogliono i preliminari perché sono giusti o solo per sentito dire?"
SECONDA E ULTIMA PARTE.

G – Dimmi la verità, Daniel, ti annoiano i preliminari?
D – Beh, dipende da quello che fai… A me sinceramente no.
G – No?
D – No.
G – Qual è la prima cosa che fai?
F – (risate)
Z – (fischiettando fa il verso della ciavada)
D – No, no, prima si comincia con i baci.
G – Con i baci?
F – (risate)
D – Con i baci.
G – E poi?
D – E dopo…
G – È una puntata vietata ai minori questa...
D – Va be’, i minori prima o poi saranno grandi, capiranno. Dopo està ai genitori far vedere certe cose.
Z – Ma cosa dici?
D – Eh, beh, io ho la responsabilità dei giovani? No. Ce l’hanno i genitori…
G – Sì, dai, andiamo avanti, parti con i baci…
D – Eh, parti coi baci, con le carezze, poi, piano piano…
Z – Ma sei aggressivo? Punti subito alla…
D – No, no, io sono abbastanza morbido.
Z – Morbido?
D – Eh, sì, perché il corpo de una donna è una sola cosa, cioè non è che tu te puoi concentrare su una sola cosa, ci son dei punti che accendono la donna, e non sono sempre quelli lì che pensiamo noi, sono anche altri punti.
G – Tipo?
D – Tipo le braccia…
F – (risate)
D – Tipo i piedi…
(risate)
D – Guarda che tu, a una donna, se sai accarezzare i piedi… fai quello che vuoi.
G – C’è gente che dice in giro che tu una volta, in simpatia, hai fatto un massaggio ai piedi al Russo.
Z – È vero.
D – Mai fatto.
G – Hai mai fatto un massaggio ai piedi a un uomo?
D – Una volta.
Z – Cosa? Cosa, Daniel? Cosa?
D – Quando giocava a calcio che si era fatto male.
Z – Ma sei tu quello che si fa sempre male.
D – Va be’. Aveva un crampo, cioè, vai lì a massaggiare la parte…
G – Ti è piaciuto?
D – Cioè, non l’ho fatto con lo spirito sessuale, ovviamente. Era solo per dargli una mano.
G – Ma ti è piaciuto un pochino?
D – Ma cosa? Aveva le scarpe, come faccio a sentire la pelle?
(risate)
D – (serio) Si era fatto male qua, nella parte sopra.
Z – Allora Daniel, io adesso non vorrei toccare questo tasto, però lo tocco per spirito goliardico…
D – Ma basta, cosa c’è di male se qualche volta fai una carezza a un uomo? Non vuol dire che sei gay, non vuol dire niente, Gian.
Z – Guarda, io sono omofobico, non ce la faccio.
D – Ma, Gian, se tu ti tocchi da solo in certe parti del corpo impazzisci. Ma come fai a parlare? Bisogna viverla con un altro spirito.
Z – (risate)
D – Ma è vero, Gian. E poi taci tu, che vieni senza sborare.
G – (risate) Questo lo scriviamo.
Z – No, questo è il titolo.
D – (scaldandosi) Ma come si fa a venire senza sborare? Ma come si fa? Come si fa? Cioè chi sei, il Dalai Lama, dio can?

mercoledì 18 febbraio 2009

Conversazioni con Daniel Adami, il Cercavite. #8/1. Preliminari.

Mi scuso con il gentile pubblico femminile e soprattutto con il mio grande fratellone per il lungo silenzio. Non succederà più per molti mesi.

Conversazione del 06.01.2009. Pranzone di inaugurazione del mio nuovo monolocale.
Vicolo Borgo Tascherio. Ore 15.30.
"Le donne vogliono i preliminari perché sono giusti o solo per sentito dire?" PARTE PRIMA.

G – Allora vecchio, qual è stato il tema del sondaggio che ti ha più deluso, che ha preso meno voti di quelli che ti aspettavi?
D – Non lo so, ci sono state delle donne che mi han detto...
Z (il Zian, kamadagi, il merda) – Delle donne?
D – Beh, guarda che io so comunicare con le donne.
(risate)
D – Allora, ci sono state più donne, alcune amiche, alcune conoscenti, che volevano parlare sia di una tavolata in cui si parlano diversi discorsi che riguardano le donne, sia per quanto riguarda i preliminari.
Z – (ride in faccia al Cercavite con molta arroganza)
D – (scaldandosi) Ma è vero! Ma che ne sai te? Cioè io ho detto che questa roba l'ho parlata con le donne, tu te consideri una donna?
Z – Guarda che stai tremando come tremo io, vecchio.
D – Ma io tremo sempre, ma non prima de addormentarmi.
G – Dai, cosa ti hanno chiesto queste donne? Di parlare dei preliminari?
D – Alcune dei preliminari, altre de...
G – Ma quante cazzo di donne conosci? Cos'è, ti hanno contattato?
D – Ma non è che mi hanno contattato, quando sono andato in giro ho trovato alcune di qua, alcune di là...
G – Dove?
D – Ma come dove? Alcune nell'Emporio, alcune in un concerto, qualcun altra che l'ho trovata da qualche parte.
Z – È pura fantasia.
D – Sì, è pura fantasia, io mi invento le cose adesso.
Z – Fa' i nomi di queste donne, allora.
D – (incazzato) Ma perché devo fare i nomi?
[...]
D – Vuoi che te dica il numero di donne che me han chiesto questa cosa?
Z – Madonna.
D – Sono quattro donne. Quattro donne che alcune si conoscono tra di loro...
G – E ti hanno chiesto di parlare dei preliminari?
D – No, han detto che sarebbe un argomento da sviluppare.
G – Sviluppiamolo.
D – Allora, cosa vogliamo sviluppare? La tavolata no, perché non ci sono, quindi dobbiamo passare ai preliminari.
G – Sì, ai preliminari.
D – Eh, appunto. Vedi che bisogna fare sempre una prefazione per arrivare fino al punto.
G – Va be', com'era il tema?
D – Le donne vogliono i preliminari perché son giusti, cioè le vengono concessi nell'insieme con tutto il resto, o per sentito dire? Allora, se tu accendi la tv su programmi tipo come lucignolo, fanno delle puntate in cui mettono la gente dentro a un camioncino con una telecamera per chiederle: “Cos'è la cosa più figa a livello sessuale?”. E tutti, e tutte dicono i preliminari. Ma perché? Ma perché? Cioè, io mi chiedo, come se fa a dire i preliminari? La cosa più bella? No, è solo l'inizio i preliminari, la cosa più bella è tutto l'insieme. Cioè non è che puoi prendere un pezzettino e far diventare la cosa più bella. No, è bello tutto.

sabato 27 dicembre 2008

Conversazioni con Daniel Adami, il Cercavite. #7/2. Il capo ha detto: "C'è crisi".

Conversazione del 10.12.2008.

G - Ma quanto è duro il lavoro a fine anno?
D – Beh, non lo so per gli altri, ma per me è veramente una cosa… cioè giustamente a fine anno bisogna chiudere mille questioni e… cioè non ce la fai perché il capo ha detto “c’è crisi”, c’è meno gente che viene a lavorare e quindi quelli che restano devono fare il doppio. Devi avere la testa in talmente tante questioni , almeno per quanto riguarda il mio lavoro, che veramente arrivo al 6 che sono cotto come una cavra.
G – Cos’è che mi dicevi? Che devi chiudere i conti con i fornitori?
D – Eh, voglio dire, io lavoro per una ditta che ha un sacco di fornitori, perché ogni prodotto viene fatto da una ditta diversa praticamente, e quindi, cioè, devi chiudere i bilanci perché devi vedere la progressione, le vendite dell’anno scorso nei confronti di questo, quali sono stati i momenti più alti e quelli più bassi, quando hai comprato di più e quando hai comprato di meno, il prezzo, cioè veramente ti tocca discutere con delle persone al telefono che ovviamente come te hanno i coglioni girati perché proprio fine anno, allora non riesci mai a mantenere un filo di dialogo. Cioè, ogni cosa che tu dici è una lancia in mezzo al petto all’altro… sì, una lancia così [mima l’essere colpito da una lancia con indicibile realismo], no? Così tu ne lanci una e l’altro un’altra, e allora diventa un battibecco al telefono. Tipo, ho chiamato una ditta di Genova, e me risponde uno che mi dice: “Ah, beh, noi non vi consideriamo più clienti nostri”. Ma perché?
G e F – (risate)
D – “Perché avete comprato 2,8% in meno del mese scorso”. (Urlando) Dio povero, se no vendo cosa vuoi che compro? Vacca boia, cioè, non so, e poi: “Ci dovete 72 bancali”. Ma come? 72 bancali? Costano quasi 8 euro all’uno, per 72, porca puttana, solo di bancali, sono un sacco di soldi. Cioè i bancali son fatti di legno, però sono firmati EPAL, per la comunità europea, e costano 8 euro all’uno, toh, 7.75 per la precisione. Vacca boia. E allora lì con la calcolatrice a fare 72 x 7.75, quanti soldi sono? Solo di legno! E allora cerchi, vai da quello che c’è lì all’angolo che va col camioncino a raccogliere i bancali dappertutto, glieli compri alla metà, glieli dai indietro alla ditta e alla fine ci perdi di meno. E poi non è finita. Devi finire l’inventario e bisogna fare la revisione di tutte le macchine aziendali, attenzione, che non si scherza... cambiare cinghie...
È il mondo del lavoro, butei, siamo in crisi.

lunedì 15 dicembre 2008

Conversazioni con Daniel Adami, il Cercavite. #7/1. Il Zian sta sempre come ieri. Cosa ne pensate?

Conversazione del 10.12.2008. Il tema vincitore.

G – Ci siamo, la serata più importante dell’anno. Sei agitato?
D – No.
G – Sembri agitato.
D – Non sono agitato, son solo, cioè… un po’ di malessere.
G – Perché?
D – Eh beh, per la stagione. Faccio fatica a respirare.
G – Come il Zian.
D – No, no, no. Non sono a quei livelli lì ancora.
G – Non “tremi mai prima di addormentarti”?
D – Beh, sì, ma de fredo.
G – Allora, insomma? Hai pensato a come sviluppare il tema che hai scelto?
F (Fabio “Fax” “Mauricio” Ridolfi, fabiorido@infinito.it) – Allora, insomma, Daniel?
D – Mah, sinceramente non ho pensato assolutamente niente. Volevo che fosse una cosa abbastanza spontanea.
G – Come mai sei così agitato?
D – Madonna, ancora. Non sono agitato. È che è da un po’ che non ci troviamo, quindi, insomma, devo ancora rimettere in sintonia certi ritmi.
G – Forza allora, il tema di questa sera è…
D – Il Zian, due punti, sta sempre come ieri. Cosa ne pensate? Oddio, allora, volevo fare una piccola premessa, come mi vien concesso ogni volta. Allora, quando io ho formulato questa domanda, dentro il questionario, che dopo è diventato un sondaggio…
F – Stai parlando a tante persone adesso.
D – Quando, dopo dire “il gian sta sempre come ieri”, ho messo una piccola domanda, “cosa ne pensate?”, io pensavo che voi potevate dire la vostra su questa questione, invece vi siete solo espressi nel concetto di scegliere quel discorso.
G – Te lo ripeto per l’ennesima volta, tu dovevi scegliere dei possibili temi da sviluppare. L’errore è stato caso mai metterci quella domanda.
D – Sì, ma è il fatto che dentro il blog io pensavo che comunque i temi che c’erano dentro quel piccolo sondaggio erano… cioè non erano solo dei temi… cioè io pensavo che la gente potesse interagire nell’articolare questo qua… o magari darle un suo… darle una sua opinione che dopo possiamo prendere e far diventare nostra o sviluppare quell’opinione in sé.
F – (risate) Ah, ok. Detta in poche parole.
D – (risate) Insomma, faccio fatica a respirare. Altrimenti lo direi più veloce.
G – A questo punto non possiamo fare a meno di presentare l’ospite di questa sera , che questa sera non veste i panni dello psicologo ma di semplice spettatore…
D – Dopo un fine settimana di paura e terrore a Molina…
G – Ecco a voi…
F – Grazie mille, sono molto contento di essere spettatore.
D – E sei?
F – E sono… Marco Stevanella. Da non confondersi con Marco Stevanella perché sono Stebbanella.
[…]
G – Insomma, Daniel, è andata così, ci siamo capiti male come sempre. Comunque tu adesso devi…
D – Devo svilupparlo io come ogni cosa. Eh… allora io avevo proposto questa cosa perché me sembrava una cosa simpatica, nel senso che è un personaggio che, nel bene e nel male, è una cara persona per noi, è in mezzo alle nostre cose, quindi in qualche maniera volevo renderlo partecipe, in una maniera anche indiretta. Un po’ facendo come fa lui, no? Che ha quel modo di fare schermaglie con gli altri, no? Cioè quando discute, lui che è molto… cioè lui quando discute è sempre che sta lì a battagliare ogni risposta, ogni domanda, cioè è tutto un via vai di… e allora volevo metterlo un po’ al centro dell’attenzione per vedere come…
G – Ha vinto purtroppo .
D – Eh, lo sapevo… cioè io… c’eran due tre temi su cui io puntavo. Sapevo che lui poteva essere o primo o secondo.
G – Dai forza, sviluppiamo ‘sto tema.
D – Allora, cosa vogliamo dire?
F – (risate) Dì qualcosa, dai.
G – (risate) Dai, Daniel, devi sviluppare il tema che hai scelto. Stiamo facendo una figura di merda. Quindi, il Zian sta sempre come ieri.
D – Ossia…
G – Ossia cosa ne pensate?
F – (risate)
D – Allora, il discorso è che…
F – (grassissime risate)
D – Eh, oh, estò tentando di…
G – Dillo con una metafora.
D – Eh, dillo con una metafora. Sto tentando di narrare una sensazione che ho da un po’ di tempo.
G – Una metafora molto suggestiva.
D – Va be’, lo so, mi dici “ dì una metafora”, de cosa vuoi che te parli? Cioè, non so, è difficile trovare una metafora sul Gian, tra l’altro.
G – Sì, va be’, buonanotte.
D – Va bon.
G – Non ne usciamo. (urlando) Sviluppiamo ‘sto tema o no?
D – Alllora, il tema è questo, il Zian…
F – Ossia…
G – Dai, intanto, perché “Zian”?
D – Perché… va be’, questa è una vecchia cosa che adesso rispolveriamo e ci allontaniamo ancora di più dal discorso.
G – Ma no, dai, in due parole.
D – No, è difficile. Allora, anni fa, quando eravamo sì già amici, ma no come oggi, insomma, anni fa, io mi ero inventato un po’ questa estoria che io ero questo fanatico del gruppo che venivo dalla bassa. Che dicevo sempre: “Eh, gò beccà la nebbia, la pioggia, eeeh…”, cioè, te ricordi?, tutte le malarie per arrivare lì e dire: “Ma ‘ndo elo che suona gli uacs?”. Allora, c’era questo personaggio che veniva dalla bassa e loro sono molto… cioè hanno questa sonorità tipo “Zian”, “Zinque”, tutto così…
G e F – (risate)
D – E allora è per quello. Volevo rendere il suo nome, cioè fuori dal contesto, cioè spiazzandolo un po’. Lui non parla dialetto, perché non lo sa parlare, e allora, cioè, per quello.
G – Bene, forza, avanti.
D – E poi, come sta il zian? Una domanda da un miliardo.
G – Sta sempre come ieri.
D – Lui dice che sta sempre come ieri. Perché stare sempre come ieri vuol dire che nella tua vita non c’è progresso, cioè sei sempre al punto di prima.
G – Ma dice davvero così?
F – Confermo.
D – Sì, lui dice sempre… cioè quando io incontro il Gian lo faccio sempre apposta, cioè gli chiedo: “Come stai?”. Siccome è probabile che io lo abbia visto neanche un giorno prima, cioè venti ore prima, lui mi dice “Beh, come ieri”. Va be’, ma se “come ieri” vuol dire che ieri ti ho chiesto e mi hai detto “come ieri”, cioè allora vuol dire che se va sempre più indietro. Cioè se va più indietro invece de andare avanti. Se è sempre come ieri… cioè un giorno di meno, un’esperienza di meno, qualcosa di meno… està sempre peggio! Escalation in giù.
G e F – (applauso)

mercoledì 3 dicembre 2008

Ma chi è il provocatore?

Il provocatore ha scritto:
. “ei tu, con quella barbetta non mi piaci per niente!”
. “vedere la tua faccia e sentire le tue farneticazioni rischia di rovinarmi la domenica”
. “sciocco”
. “mi sa che sei uno di quei mediocri che la domenica pomeriggio guarda qualche partita di calcio sbronzandosi e fumando canne mentre la fidanzata ti fa le corna con qualche insegnante di latino americano o peggio ancora di yoga”
. “povero stronzo”
. “il tuo fisico è piuttosto moscio”
. “da adesso in poi tu sarai il jim morrison del Brenta”
A tutto questo va aggiunto che in un’occasione il provocatore si è pure permesso di rispondere al Nostro in latino. Bastardo.

Ti scoveremo, maledetto provocatore.
Prossimamente su kasparhouser.

sabato 22 novembre 2008

Conversazioni con Daniel Adami, il Cercavite. #6/3. Ribellarsi oggi.

Conversazione del 22.10.2008.
Riflessioni dopo la cena con gli amici Ustioni e Frenco.
PARTE SECONDA. Cosa significa ribellarsi oggi.
D - Oggi, nonostante siano cambiate tantissime cose, soprattutto per quello che riguarda i sistemi di comunicazione di massa, direi che la forma più nobile di ribellione è comunque la stessa, cioè nel senso di non adeguarsi a certe cose.
Cioè, c’è un senso di ribellione che abbiamo tutti quanti dentro, che lo tiriamo più o meno fuori a seconda di quello che è la nostra personalità e quello che abbiamo vissuto.
Però, comunque, prima o poi nella vita ci deve essere una ribellione.
Secondo me una ribellione è il fatto di tirar fuori le cose più profonde che ha uno dentro, far capire cioè che son quelle le cose che importano piuttosto che tante altre.
Tutto qua, la ribellione è quello, saper comunicare quello che uno ha dentro.