
Conversazione del 10.12.2008. Il tema vincitore.
G – Ci siamo, la serata più importante dell’anno. Sei agitato?
D – No.
G – Sembri agitato.
D – Non sono agitato, son solo, cioè… un po’ di malessere.
G – Perché?
D – Eh beh, per la stagione. Faccio fatica a respirare.
G – Come il Zian.
D – No, no, no. Non sono a quei livelli lì ancora.
G – Non “tremi mai prima di addormentarti”?
D – Beh, sì, ma de fredo.
G – Allora, insomma? Hai pensato a come sviluppare il tema che hai scelto?
F (Fabio “Fax” “Mauricio” Ridolfi,
fabiorido@infinito.it) – Allora, insomma, Daniel?
D – Mah, sinceramente non ho pensato assolutamente niente. Volevo che fosse una cosa abbastanza spontanea.
G – Come mai sei così agitato?
D – Madonna, ancora. Non sono agitato. È che è da un po’ che non ci troviamo, quindi, insomma, devo ancora rimettere in sintonia certi ritmi.
G – Forza allora, il tema di questa sera è…
D – Il Zian, due punti, sta sempre come ieri. Cosa ne pensate? Oddio, allora, volevo fare una piccola premessa, come mi vien concesso ogni volta. Allora, quando io ho formulato questa domanda, dentro il questionario, che dopo è diventato un sondaggio…
F – Stai parlando a tante persone adesso.
D – Quando, dopo dire “il gian sta sempre come ieri”, ho messo una piccola domanda, “cosa ne pensate?”, io pensavo che voi potevate dire la vostra su questa questione, invece vi siete solo espressi nel concetto di scegliere quel discorso.
G – Te lo ripeto per l’ennesima volta, tu dovevi scegliere dei possibili temi da sviluppare. L’errore è stato caso mai metterci quella domanda.
D – Sì, ma è il fatto che dentro il blog io pensavo che comunque i temi che c’erano dentro quel piccolo sondaggio erano… cioè non erano solo dei temi… cioè io pensavo che la gente potesse interagire nell’articolare questo qua… o magari darle un suo… darle una sua opinione che dopo possiamo prendere e far diventare nostra o sviluppare quell’opinione in sé.
F – (risate) Ah, ok. Detta in poche parole.
D – (risate) Insomma, faccio fatica a respirare. Altrimenti lo direi più veloce.
G – A questo punto non possiamo fare a meno di presentare l’ospite di questa sera , che questa sera non veste i panni dello psicologo ma di semplice spettatore…
D – Dopo un fine settimana di paura e terrore a Molina…
G – Ecco a voi…
F – Grazie mille, sono molto contento di essere spettatore.
D – E sei?
F – E sono… Marco Stevanella. Da non confondersi con Marco Stevanella perché sono Stebbanella.
[…]
G – Insomma, Daniel, è andata così, ci siamo capiti male come sempre. Comunque tu adesso devi…
D – Devo svilupparlo io come ogni cosa. Eh… allora io avevo proposto questa cosa perché me sembrava una cosa simpatica, nel senso che è un personaggio che, nel bene e nel male, è una cara persona per noi, è in mezzo alle nostre cose, quindi in qualche maniera volevo renderlo partecipe, in una maniera anche indiretta. Un po’ facendo come fa lui, no? Che ha quel modo di fare schermaglie con gli altri, no? Cioè quando discute, lui che è molto… cioè lui quando discute è sempre che sta lì a battagliare ogni risposta, ogni domanda, cioè è tutto un via vai di… e allora volevo metterlo un po’ al centro dell’attenzione per vedere come…
G – Ha vinto purtroppo .
D – Eh, lo sapevo… cioè io… c’eran due tre temi su cui io puntavo. Sapevo che lui poteva essere o primo o secondo.
G – Dai forza, sviluppiamo ‘sto tema.
D – Allora, cosa vogliamo dire?
F – (risate) Dì qualcosa, dai.
G – (risate) Dai, Daniel, devi sviluppare il tema che hai scelto. Stiamo facendo una figura di merda. Quindi, il Zian sta sempre come ieri.
D – Ossia…
G – Ossia cosa ne pensate?
F – (risate)
D – Allora, il discorso è che…
F – (grassissime risate)
D – Eh, oh, estò tentando di…
G – Dillo con una metafora.
D – Eh, dillo con una metafora. Sto tentando di narrare una sensazione che ho da un po’ di tempo.
G – Una metafora molto suggestiva.
D – Va be’, lo so, mi dici “ dì una metafora”, de cosa vuoi che te parli? Cioè, non so, è difficile trovare una metafora sul Gian, tra l’altro.
G – Sì, va be’, buonanotte.
D – Va bon.
G – Non ne usciamo. (urlando) Sviluppiamo ‘sto tema o no?
D – Alllora, il tema è questo, il Zian…
F – Ossia…
G – Dai, intanto, perché “Zian”?
D – Perché… va be’, questa è una vecchia cosa che adesso rispolveriamo e ci allontaniamo ancora di più dal discorso.
G – Ma no, dai, in due parole.
D – No, è difficile. Allora, anni fa, quando eravamo sì già amici, ma no come oggi, insomma, anni fa, io mi ero inventato un po’ questa estoria che io ero questo fanatico del gruppo che venivo dalla bassa. Che dicevo sempre: “Eh, gò beccà la nebbia, la pioggia, eeeh…”, cioè, te ricordi?, tutte le malarie per arrivare lì e dire: “Ma ‘ndo elo che suona gli uacs?”. Allora, c’era questo personaggio che veniva dalla bassa e loro sono molto… cioè hanno questa sonorità tipo “Zian”, “Zinque”, tutto così…
G e F – (risate)
D – E allora è per quello. Volevo rendere il suo nome, cioè fuori dal contesto, cioè spiazzandolo un po’. Lui non parla dialetto, perché non lo sa parlare, e allora, cioè, per quello.
G – Bene, forza, avanti.
D – E poi, come sta il zian? Una domanda da un miliardo.
G – Sta sempre come ieri.
D – Lui dice che sta sempre come ieri. Perché stare sempre come ieri vuol dire che nella tua vita non c’è progresso, cioè sei sempre al punto di prima.
G – Ma dice davvero così?
F – Confermo.
D – Sì, lui dice sempre… cioè quando io incontro il Gian lo faccio sempre apposta, cioè gli chiedo: “Come stai?”. Siccome è probabile che io lo abbia visto neanche un giorno prima, cioè venti ore prima, lui mi dice “Beh, come ieri”. Va be’, ma se “come ieri” vuol dire che ieri ti ho chiesto e mi hai detto “come ieri”, cioè allora vuol dire che se va sempre più indietro. Cioè se va più indietro invece de andare avanti. Se è sempre come ieri… cioè un giorno di meno, un’esperienza di meno, qualcosa di meno… està sempre peggio! Escalation in giù.
G e F – (applauso)